La televisione, e in particolar modo i tg (da quelli rai a quelli mediaset) dominano sulla determinazione del volere popolare, e questo un po lo immaginavamo. Certo non si poteva credere a tale predominio incontrastato, specie per questioni delicate come le elezioni. Ma questi sono i dati.
E tutto sommato fin qui non ci sarebbe nulla di strano.
Snoccioliamo ora altri dati interessanti che ci procureremo sul sito dell’agcom, l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Questi dati calcolano il livello di pluralismo politico/istituzionale in televisione. In soldoni rilevano i minuti di permanenza dei soggetti politici in tv.
Focalizziamoci ora alle rilevazioni del periodo pre/elettorale 24/31 Maggio. Il dato che salta subito all’occhio è che, nelle rilevazioni che riguardano tutte le edizioni dei tg, il tempo di permanenza in tv dei partiti, in buona sostanza, è abbastanza disomogeneo. Infatti ai due partiti “maggiori” viene concesso molto più spazio rispetto ai cosiddetti partiti minori che spesso non hanno accumulato neanche un minuto di presenza. Il dato peggiora ulteriormente se si restringe la rilevazione alle edizioni principali, ovvero quelle maggiormente viste (tg del mezzogiorno e della sera). Qui il gap fra partiti maggiori e partiti minori si dilata a dismisura.
Andiamo a vedere nel dettaglio. Analizzando i dati sulla presenza dei partiti in tv notiamo che il pd svetta su tutti con cifre di presenza rispetto agli altri del 15-20% seguiti dal pdl con una quota del 7-9%. A seguire gli altri con quote ben al di sotto del 4% o assenza totale. C’è però da sottolineare un fatto. La rilevazione fa distinzione fra uomini di partito e uomini delle istituzioni. Quindi ogni volta che in tv appare il presidente del consiglio o un ministro, quel tempo di permanenza viene attribuito a uomini delle istituzioni e non ai rispettivi partiti di appartenenza. I conti quindi cominciano a ritornare quando notiamo che le quote di presenza del presidente del consiglio e del governo sono del 25% e del 15%. Facendo un’impropria somma che serve solo a darci una misura relativa al grado di presenza del “maggior” partito italiano nei tg notiamo che il pdl la fa da padrone con una quota di circa il 45-48%, il pd del 15-20% e a seguire gli altri con una quota inferiore al 4%.
Nulla di strano? Per molti questo basterebbe a capire che nella tv italiana c’è qualcosa di molto grosso che non va. Ma per coloro che potrebbero ancora dire che tutto sommato ci sta che la prima forza politica italiana abbia così tanta presenza in tv poniamo la seguente domanda: potrebbe essere possibile che tutta la forza del pdl derivi proprio dal fatto che è costantemente visibile da tutto il paese a scapito delle altre forze politiche?
Diamo ora, per pura curiosità, anche un’occhiata alle rilevazioni relative al periodo 1-31 dicembre 2007, quando al governo c’era Prodi e si parlava molto del futuro dello stesso.
Notiamo che le quote di presenza relative all’attuale pdl, esclusa quindi la lega e l’udc, sono di circa il 30%, mentre quelle dell’attuale pd sono del 10% circa. Ma come detto prima le quote di ministri e presidente del consiglio non partecipano alle quote dei partiti. Vediamole quindi: presidente del consiglio presenza del 10% circa, governo presenza del 15% circa. Facendo la somma come prima si ha: pdl circa 30%, pd circa 35% e a seguire altri partiti con quote come al solito ben al di sotto del 4% o del tutto assenti.
A questo punto la frase di Silvio Berlusconi che asserisce che “è il popolo che lo ha scelto democraticamente” comincia a presentare qualche fastidiosa lacuna. Facciamo però un’ulteriore precisazione, per rispondere preventivamente a un’altra frase del presidente del consiglio che asserisce che la tv italiana è in mano alla “sinistra”, sottintendendo che in ogni tg e trasmissione politica si parli male del presidente del consiglio e della sua coalizione (cosa fra l’altro più che lecita in un paese democratico). Basterebbe far notare che la metà delle televisioni italiane ha un proprietario ben definito e che le nomine in Rai non sono state fatte sicuramente dalla “sinistra” per chiarire che il concetto di sopra non ha proprio fondamento, ma proseguiamo per altra via.
Bene. Precisiamo che i tempi descritti sopra sono i cosiddetti tempi d’antenna, che sommano i tempi di parola diretta del politico ai tempi in cui il cronista ha parlato del politico. A guardare il dettaglio notiamo che i politici hanno uno sproporzionato spazio di parola, e questo a prescindere dal colore politico di appartenenza. E anche questo non dovrebbe stupirci. Famosissimi sono i pastoni politici alla Mimun (altrimenti chiamati “panini“), ovvero quei momenti in cui si vede la classica carrellata di ministri e onorevoli che scodellano senza interruzione il loro pensiero sul tema del giorno. E se non sono loro a parlare, sono i cronisti che dicono: “l’onorevole ha detto, il ministro ha risposto…”.
Dunque il dato di fatto è che a fare le note politiche dei tg non sono i giornalisti, ma i politici stessi. E la proporzione fra maggioranza e opposizione è a netto vantaggio della prima. Ora, a meno che i politici appartenenti al pdl parlino costantemente male di se stessi, non si capisce come i tg e l’informazione possano essere in mano alla “sinistra”.
Eppure, alla luce di questi dati, siamo ancora convinti che chi legge continuerà ad avere la prepotente sensazione che la sinistra domini la scena mediatica cercando di distruggere l’immagine del presidente del consiglio, e siamo altresì convinti che nessuno si chiederà come mai questa fantomatica sinistra non la vediamo quasi mai in tv (a parte il pd che proprio sinistra non è, a essere pignoli). Insomma. Noi sappiamo che esiste una sinistra birichina che mina la democrazia del paese grazie solo alle parole dei politici del pdl.
Concludiamo con un piccolo esempio che metterà in evidenza quanto detto fino ad ora. E’ di ieri la notizia che Grillo, dopo ben due anni di attesa, è stato finalmente incontrato dalla commissione del senato per iniziare l’iter parlamentare per quella legge popolare che raccolse ben 350.000 firme e che sostanzialmente chiede un parlamento più “pulito” e la possibilità di scegliere direttamente tali parlamentari. Bene. Avete tutti sotto gli occhi i titoli dei tg e dei giornali (Grillo insulta le onorevoli (che lo querelano), Grillo: “senatori vecchi”. Incostante (Pd): insultiamoci pure ma fuori dall’aula, Grillo show in Parlamento: «I condannati? Uno scandalo»). Non si parla altro del presunto turpiloquio di Grillo, delle offese alle senatrici e delle indignazioni dei politici. E naturalmente tutto questo è lasciato alla viva voce degli onorevoli. Nessun accenno al contenuto della legge popolare, sul chi l’ha presentata e dalle possibili conseguenze che potrebbe scaturire una sua approvazione. Vi diamo quindi il video integrale sull’intervento di Grillo alla commissione del senato, cosìcchè almeno una volta possiate sentire un non onorevole e magari riuscire a farvi una vostra libera e indipendente idea sulla questione.
Altro esempio è stato il caso Mills. Sfido chiunque a dirmi qualcosa sul processo in questione a parte il fatto che esisterebbe un fantomatico complotto ai danni dell’ ex imputato (poi stralciato) che però, grazie a una sua legge, non potrà più essere processato per fugare qualsiasi dubbio. A quel tempo si preferì distruggere in pubblica piazza la ormai ex moglie Veronica pur di non parlare del processo Mills, e, come detto prima, le “notizie” su Veronica non le davano i cronisti, ma i politici stessi in un estenuante botta e risposta continuo che ci ha distolto la mente sui veri problemi dell’Italia.
Chissà se un altro modo di fare informazione avrebbe concesso più spazio alle ragioni di quel 15% degli italiani che non sono rappresentati da nessuno, o avrebbe concesso spazio alla straordinaria ascesa in campo di quelle liste civiche che sono riuscite a entrare, nonostante l’assenza negli spazi ufficiali dei media, nei blindatissimi consigli comunali dell’Italia.










